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RELAZIONE TECNICO ILLUSTRATIVA
PROGETTO
Marchio De.Co.


Azienda Agricola: BRANCO BORTOLO E ANGELO
Via Po, 48
Marola di TORRI DI QUARTESOLO (VI)
L'ASPARAGO BIANCO DI MAROLA
PREFAZIONE
Prima di iniziare, cercherò brevemente di spiegare i motivi che mi hanno indotto a realizzare una relazione sull'asparago.
L'interesse per l'argomento si è sviluppato negli ultimi anni grazie al contributo e alla possibilità di cimentarmi manualmente nella coltivazione dell'asparago con l'aiuto delle abili mani e della sapienza acquisita in molti anni di coltivazione dei Signori Branco a cui dedico questo lavoro. Secondariamente provenendo da Torri di Quartesolo che è ritenuta la terra d'elezione di quest'ortaggio nella nostra regione, mi sembrava dovuto sviluppar l'argomento.
La valorizzazione dell'Asparago Bianco di Marola è nata con lo scopo di valorizzare l'ortaggio cercando di ottenere il marchio D.E.C.O. L'amministrazione comunale, molto gentilmente ci ha anche dato la possibilità di poter condividere parte del percorso intrapreso per ottenere la certificazione attraverso l'invito a partecipare alle riunioni preparatorie e alle consulenze sul disciplinare.
CENNI STORICI SULL'ASPARAGO
Il nome dell'asparago è di origine greca (Aspargòs = gambo), ma deriva a sua volta da un termine persiano (perregh = punta, dentello).
L'asparago – che oggi ricorre spontaneo nei terreni sabbiosi euroasiatici e dell'Africa del Sud – è originario del grande bacino Tigri-Eufrate.
Asparagi scolpiti figurano sulle pareti delle piramidi d'Egitto. Probabilmente la loro prima coltivazione fu iniziata in Mesopotamia circa 4000 anni fa, si diffusero poi in Grecia, tanto che poeti e filosofi ne decantarono i pregi. Allora l'asparago compariva servito in piatti d'oro e d'argento solo sulla mensa dei re. Plinio lo chiama lupus salictarius. Lo stesso Dioscoride, vissuto nel I° secolo dopo Cristo, si occupa delle virtù dell'asparago nel capitolo 114 del Libro II°. Nel 300 a.C. Teofrasto, il grande filosofo greco, discepolo e continuatore di Aristotele, decantò nella monumentale Storia delle piante il delicato sapore dell'"asparagos". Questo è il primo documento letterario sull'asparago.
Catone dedica all'asparago uno dei 152 capitoli del De agricoltura mostrando, secondo Plinio, di esserne informato da poco tempo. Comunque Catone descrive in modo sostanzialmente esatto "come si pianta l'asparago". La brevità del testo pervenutoci ha messo in sospetto gli studiosi che la sua descrizione abbia subito notevoli tagli. Catone, come agronomo dell'asparago, è rimasto insuperato fino all'inizio del 1700.
Plinio, naturalista latino considera l'asparago nella sua "Naturalis Historia" "l'erba più coltivata con diligenza fra tutte dell'orto" e riporta integralmente i precetti di Catone, aggiungendo solo qualche norma come frutto di più recente esperienza. Enumera poi le variazioni morfologiche e del gusto che l'asparago ha acquistato negli orti, distaccandosi nettamente dalla pianta selvatica che egli forse preferiva. Durante il Medioevo non abbiamo una letteratura apprezzabile sull'asparago. Dante era troppo preso per Beatrice, il Petrarca per Laura. Strano che il Boccaccio non ne abbia fatto oggetto di una sua novella come quella che circola in Friuli. Si tramanda che gli asparagocoltori per ottenere prodotti eccezionali e fare degli incassi molto alti, mandino le donne sole a primavera nell'asparagiaia con il compito di mozzare i turioni più turgidi e gagliardi, al momento buono e all'improvviso.
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